logo-trasp
Consenso Informato. Cassazione, settembre 2025

La Cassazione torna a pronunciarsi sull'importanza e le caratteristiche del “Consenso Informato” - Commento a Cass. Civ., Ord. n. 25824 del 22 settembre 2025

La Suprema Corte, con l'ordinanza in commento, ha confermato e ribadito che il consenso informato costituisce un elemento imprescindibile del rapporto tra medico e paziente.

Solo un'informazione completa e chiara sui rischi dell'intervento, sui benefici dello stesso e sulle possibili alternative terapeutiche consente di integrare, a pieno, il diritto all'autodeterminazione del paziente.

La Suprema Corte ha precisato i principi applicabili in materia di consenso informato, soffermandosi in particolare sull'onere della prova e sui limiti entro cui il giudice di merito può valutare le richieste istruttorie.

Nel caso pervenuto alla disamina della Corte, una paziente era deceduta a seguito di un intervento di impianto di protesi valvolare aortica.

Gli eredi della donna avevano convenuto in giudizio l'Azienda ospedaliera, chiedendo il risarcimento dei danni sia iure proprio che iure hereditatis, lamentando da un lato la responsabilità sanitaria e, dall'altro, la violazione del consenso informato.

Da tale ultimo punto di vista, sostenevano gli attori che se la paziente fosse stata correttamente informata dei rischi dell'intervento, la medesima avrebbe rifiutato di sottoporsi alla procedura chirurgica.

Il Tribunale adito respingeva la domanda attorea, ritenendo che l'evento morte non fosse in alcun modo riconducibile alla condotta dei sanitari e che la questione sollevata in ordine al consenso informato risultasse tardiva.

La statuizione del giudice di prime cure veniva confermata in appello. La Corte d'Appello nello specifico, pur riconoscendo la tempestività della domanda risarcitoria per violazione del consenso informato, la rigettava nel merito.

I Giudici dei primi due gradi di giudizio, rilevavano che gli appellanti non avevano provato che, in presenza di un'informazione completa e corretta, la paziente (o i suoi familiari) avrebbe effettivamente rifiutato l'intervento.

Gli eredi proponevano in Cassazione un solo motivo di ricorso relativo alla scorretta acquisizione del consenso informato, lamentando un vizio di motivazione e sostenendo che la Corte d'Appello avesse valutato in maniera omessa, insufficiente o contradittoria le prove offerte.

La Suprema Corte, accoglieva la domanda degli eredi, sottolineando come gli stessi avessero articolato una puntuale prova testimoniale, volta a dimostrare esattamente suddetta circostanza, reiterandone inoltre la richiesta durante il giudizio di primo grado. Orbene, la decisione presa dalla Corte d'Appello veniva ritenuta contradittoria, poiché la stessa Corte aveva rigettato la domanda per difetto di prova pur avendo precedentemente respinto le prove a sostengo della domanda.

Per tali ragioni, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa alla Corte d'appello competente anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

La pronuncia in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale consolidato ribadendo e confermando che il consenso informato, lungi dal rappresentare un mero adempimento burocratico, deve, al contrario, concretamente garantire la libertà decisionale del paziente.

Tale fine può essere raggiunto solo valorizzando il diritto alla consapevolezza e al rispetto della dignità personale che sono i principi che si pongono a fondamento della relazione di cura esistente tra medico e paziente.

Avv. Andrea Galiffa