{"id":475,"date":"2024-01-11T07:17:05","date_gmt":"2024-01-11T07:17:05","guid":{"rendered":"https:\/\/lnx.abgmstudiolegale.it\/blog\/?p=475"},"modified":"2024-02-23T20:11:40","modified_gmt":"2024-02-23T20:11:40","slug":"ordinanza-cassazione-n-30394-2023-cose-in-custodia-e-danneggiato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lnx.abgmstudiolegale.it\/blog\/2024\/01\/11\/ordinanza-cassazione-n-30394-2023-cose-in-custodia-e-danneggiato\/","title":{"rendered":"Ordinanza Cassazione n.30394\/2023. Cose in custodia e danneggiato."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ordinanza Corte di Cassazione n.30394\/2023 &#8211; La Suprema Corte torna a pronunciarsi sulla<br>responsabilit\u00e0 per cose in custodia e sul criterio della ragionevole cautela del danneggiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte di Cassazione nell&#8217;ordinanza n. 30394\/2023, torna nuovamente ad affrontare il tema della<br>responsabilit\u00e0 dell&#8217;Ente custode della strada in caso di caduta a causa del dissesto del manto<br>stradale, ribadendo e delineando ulteriormente gli aspetti afferenti l&#8217;efficienza causale della condotta<br>del danneggiato ai fini dell&#8217;esclusione della responsabilit\u00e0 ex art. 2051 c.c.<br>Fatti di causa<br>Tizio conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Sassari il Comune di (omissis),<br>chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali dal medesimo<br>patiti a seguito di una caduta avvenuta in orario serale, alle ore 19 circa, nell&#8217;abitato cittadino,<br>causata, a suo dire, dal dissesto del marciapiede (per mancanza di mattonelle), non visibile ne&#8217;<br>segnalato, in punto ove peraltro risultavano posizionati due tombini, talche&#8217; si presentava insidioso<br>per qualunque utente.<br>Si costituiva in giudizio il Comune, contestando la domanda nell&#8217;an e nel quantum.<br>Osservava che una condotta prudente dell&#8217;attore avrebbe consentito di evitare la caduta; escludeva<br>che le condizioni dei luoghi configurassero un&#8217;insidia e deduceva l&#8217;insussistenza del nesso causale<br>tra la res e le lesioni, richiamando comunque la previsione di cui all&#8217;articolo 1227 c.c., comma 1.<br>La causa veniva istruita con prove documentali e testimoniali.<br>Il Tribunale di Sassari con sentenza n. 1325\/2019, rigettava la domanda attorea.<br>Avverso la sentenza del giudice di primo grado, Tizio proponeva appello.<br>Si costituiva il Comune, contestando i motivi di appello.<br>Secondo il comune convenuto, l&#8217;esclusione della responsabilita&#8217; in capo all&#8217;ente, quand&#8217;anche fosse<br>ritenuto sussistente il nesso di causalita&#8217;, era conseguenza della condotta imprudente dell&#8217;appellante,<br>che avrebbe potuto prevedere e superare la situazione di pericolo attraverso l&#8217;adozione delle normali<br>cautele in base al generale principio di autoresponsabilita&#8217; nell&#8217;uso della cosa.<br>Il Comune, quindi, concludeva chiedendo la declaratoria di<br>inammissibilita&#8217; dell&#8217;appello e, in subordine, la conferma della sentenza impugnata, con vittoria di<br>spese, diritti ed onorari del giudizio.<br>La Corte d&#8217;appello di Sassari, respingeva l&#8217;impugnazione e confermava integralmente la sentenza<br>del giudice di primo grado.<br>Tizio proponeva ricorso per Cassazione avverso la sentenza della corte territoriale articolando lo<br>stesso su due motivi.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Con il primo motivo il ricorrente denunciava la violazione e\/o falsa applicazione dell&#8217;articolo<br>2051 c.c., con riguardo all&#8217;articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la corte territoriale<br>aveva ritenuto che la caduta fosse occorsa a causa della sua imprudenza e distrazione e fosse<br>unicamente da ascrivere alla sua condotta, ritenuta idonea a interrompere il nesso causale riducendo<br>la res a mera occasione dell&#8217;evento, con conseguente esenzione dell&#8217;ente da ogni responsabilita&#8217; sia<br>ai sensi dell&#8217;articolo 2051 c.c., sia, per le stesse ragioni, ai sensi dell&#8217;articolo 2043 c.c., mostrando<br>dunque di aderire a una nozione di caso fortuito che si identifica con l&#8217;accertamento della condotta<br>colposa del danneggiato, senza tener conto della necessita&#8217; di verificare se detta condotta<br>presentasse i requisiti della non prevedibilita&#8217; e della non prevenibilita&#8217; da parte del custode.<\/li>\n\n\n\n<li>Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell&#8217;articolo 1227<br>c.c., in relazione all&#8217;articolo 2051 c.c., nella parte in cui la corte territoriale ha omesso di porre in<br>relazione la presunta violazione del dovere di cautela, incombente su di lui, quale soggetto<br>danneggiato, con la violazione degli obblighi di custodia, che gravano sull&#8217;ente.<br>La Suprema Corte ha ritenuto infondati i suesposti due motivi ricordando una serie di pronunce<br>(ordinanza n. 2482\/2018 e ordinanze nn. 2479 e 2480 del 2018) con le quali ha avuto modo di<br>precisare che: &#8220;In tema di responsabilita&#8217; civile per danni da cose in custodia, la condotta del<br>danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di<br>incidenza causale sull&#8217;evento dannoso, in applicazione &#8211; anche ufficiosa &#8211; dell&#8217;articolo 1227 c.c.,<br>comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela,<br>riconducibile al principio di solidarieta&#8217; espresso dall&#8217;articolo 2 Cost., sicche&#8217;, quanto piu&#8217; la<br>situazione di possibile danno e&#8217; suscettibile di essere prevista e superata attraverso l&#8217;adozione da<br>parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze,<br>tanto piu&#8217; incidente deve considerarsi l&#8217;efficienza causale del comportamento imprudente del<br>medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento<br>interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso<br>comportamento costituisca un&#8217;evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio<br>probabilistico di regolarita&#8217; causale, connotandosi, invece, per l&#8217;esclusiva efficienza causale nella<br>produzione del sinistro&#8221;.<br>Ricorda altres\u00ec la Suprema Corte che tale principio di diritto &#8211; successivamente ribadito dalla<br>giurisprudenza di legittimita&#8217; (Cass. n. 27724\/2018; n. 20312\/2019; n. 38089\/2021; n. 35429\/2022;<br>nn. 14228 e 21675\/2023), anche a Sezioni Unite (Cass. n. 20943\/2022) &#8211; e&#8217; stato poi ancor piu&#8217; di<br>recente riaffermato, statuendosi (Cass. n. 11152\/23) che la responsabilita&#8217; ex articolo 2051 c.c., ha<br>natura oggettiva &#8211; in quanto si fonda unicamente sulla dimostrazione del nesso causale tra la cosa in<br>custodia e il danno, non gia&#8217; su una presunzione di colpa del custode &#8211; e puo&#8217; essere esclusa o dalla<br>prova del caso fortuito, senza intermediazione di alcun elemento soggettivo, oppure dalla<br>dimostrazione della rilevanza causale, esclusiva o concorrente, alla produzione del danno delle<br>condotte del danneggiato o di un terzo (rientranti nella categoria dei fatti umani), caratterizzate dalla<br>colpa ex articolo 1227 c.c., e, indefettibilmente, dalla oggettiva imprevedibilita&#8217; e imprevenibilita&#8217;<br>rispetto all&#8217;evento pregiudizievole.<br>Di tale complessivo principio avrebbe fatto corretta applicazione la corte territoriale la&#8217; dove &#8211; dopo<br>aver riesaminato le risultanze processuali (in particolare, le dichiarazioni rese dai testi e le<br>fotografie prodotte, raffiguranti il dissesto) alla luce dei motivi di doglianza del ricorrente &#8211; ha<br>ritenuto provato il nesso di causalita&#8217; tra la caduta ed il dissesto (e cioe&#8217; che Tizio, mentre percorreva<br>a piedi il marciapiede era inciampato a causa del dissesto ivi presente, non segnalato, cadendo a<br>terra), ma ha ritenuto che detto nesso era stato interrotto dalla condotta colposa del danneggiato.<br>Invero, la corte di merito ha rilevato che (nonostante l&#8217;ora serale e la pioggia):<br>a) era risultato provato che l&#8217;incidente era avvenuto in pieno centro cittadino, in luogo dove era<br>presente illuminazione pubblica che garantiva la visibilita&#8217; dei luoghi;<br>b) dalle acquisite fotografie raffiguranti il dissesto era risultato che l&#8217;assenza di mattonelle fosse di<br>estensione tale da essere agevolmente visibile a chiunque e, da chiunque, facilmente apprezzabile;<br>c) tale &#8220;evidenza&#8221;dell&#8217;anomalia, percepibile ad occhio nudo (tanto era vero che era stata notata sia<br>dal testimone presente al fatto che dalle due testimoni successivamente intervenute), non poteva<br>essere trascurata da alcuno e quindi neppure dal danneggiato, non essendo risultato dall&#8217;espletata<br>istruttoria che il dislivello, non segnalato, fosse occultato dalla presenza di ingombri o ostacoli<br>specifici.<br>In definitiva, secondo la sentenza impugnata, &#8220;la presenza di illuminazione nel tratto di strada<br>oggetto del sinistro, la intrinseca staticita&#8217; dell&#8217;anomalia e le condizioni della stessa, tali da<br>renderla agevolmente percepibile in quanto ampia e non occultata da ostacoli, sono elementi che<br>obiettivamente imponevano al danneggiato un dovere di ragionevole cautela, sicche&#8217; puo&#8217; ritenersi<br>che la caduta sia occorsa a causa della imprudenza e distrazione di Tizio e sia unicamente da<br>ascrivere alla sua condotta idonea, invero, a interrompere il nesso causale riducendo la res a mera<br>occasione dell&#8217;evento, con conseguente esenzione dell&#8217;ente da ogni responsabilita&#8217; sia ai sensi<br>dell&#8217;articolo 2051 c.c., sia, per le stesse ragioni, ai sensi dell&#8217;articolo 2043 c.c.&#8221;.<br>La sostanziale conformita&#8217; della conclusione della corte territoriale ai principi sopra ricordati,<br>applicati in esito a ricostruzioni fattuali non sindacabili in quanto tali nella presente sede di<br>legittimita&#8217; (in quanto scevre da evidenti vizi logici o giuridici), conduceva la Suprea Corte alla<br>conclusione di infondatezza delle doglianze sopra riportate.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avv. Andrea Galiffa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ordinanza Corte di Cassazione n.30394\/2023 &#8211; La Suprema Corte torna a pronunciarsi sullaresponsabilit\u00e0 per cose in custodia e sul criterio della ragionevole cautela del danneggiato. 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